Ti invito a partecipare, martedì 16 dicembre, alle ore 20:45, all’incontro organizzato dal Partito Democratico con Flavio Delbono, Vicepresidente e Assessore al Bilancio della Regione, per un confronto utile in vista della predisposizione dei bilanci delle nostre Amministrazioni locali.
Questo è l'invito a partecipare ad una mattinata di approfondimento e confronto, sui temi della sicurezza sul lavoro, durante la quale verrà presentato il progetto di legge della Giunta regionale: "Tutela e sicurezza del lavoro nei cantieri edili e di ingegneria civile".
Nella sezione PRIMO PIANO puoi leggere un comunicato stampa che ho diffuso nei giorni scorsi.
Puoi scaricare la LOCANDINA del convegno cliccando qui sotto.
“SALVA L'ITALIA”. S'intitola così la petizione che il Partito Democratico ha promosso e che partirà dal fine settimana per concludersi il 25 ottobre, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal partito.
La petizione ha al centro due questioni: la difesa delle regole democratiche contro le forzature e le leggi sbagliate del governo; la lotta per far ripartire l'Italia, cominciando da stipendi e pensioni.
“Salvare l'Italia, non il premier” è il titolo della parte istituzionale in cui si indicano problemi e provvedimenti presi a difesa degli interessi privati del presidente del Consiglio e non certo per aumentare la sicurezza.
La maggioranza, che ha puntato in campagna elettorale sul tema della sicurezza, oggi taglia drasticamente fondi e uomini e gioca tutto su provvedimenti demagogici e sbagliati, come la raccolta delle impronte dei bambini rom o il reato di immigrazione clandestina. Leggi ad personam e un sostanziale “azzeramento” del dibattito parlamentare su una manovra economica improvvisata: questa la miscela avvelenata proposta dal governo e che la petizione vuole battere e fermare.
Così sul versante dell'emergenza sociale la petizione sottolinea l'incapacità del governo di affrontare i problemi della crisi economica, dell'impoverimento e del reddito di chi vive di salari e pensioni e non arriva più alla fine del mese. Una situazione che il governo ignora, mentre le promesse elettorali vengono clamorosamente smentite. Le tasse, che si diceva di voler abbassare al 40 per cento, cresceranno e resteranno per tutta la legislatura al 42,9%. Mentre per i redditi bassi si inventa la “carta” per fare la spesa, finanziata soltanto per il 2008 e con 200 milioni, ovvero due euro al mese per ciascun anziano con pensione inferiore ai mille euro al mese. E non basta: il governo reintroduce i ticket sulla sanità e taglia gli investimenti per le opere pubbliche e le spese per garantire servizi essenziali alla crescita, come la scuola dove si perderanno 150 mila posti di lavoro, con classi più affollate e studenti meno seguiti.
Ed ecco le prime firme: Pietro Ichino, Giancarlo Sangalli, Paolo Nerozzi, Pierpaolo Baretta, Adriano Musi, Giorgio Ruffolo, Achille Passoni, Matteo Colaninno, Annarita Fioroni, Francesco Silva, Claudio De Vincenti, Salvatore Brigantini, Marcello Messori, Franco Bassanini, Massimo Brutti, Leopoldo Elia, Carlo Galli, Carlo Fusaro, Claudia Mancina, Augusto Barbera.
Puoi scaricare la SCHEDA della petizione cliccando qui sotto.
“La proposta del Partito democratico è la proposta di chi sa che non è certo compito di un partito produrre catechismi laici, ma sa altrettanto bene che la politica non può dare soluzioni ai problemi senza farsi guidare da un sistema di valori e senza interpellare in profondità le coscienze. E' un equilibrio delicato, ma indispensabile”.
Ti invito a leggere l'intervento di Walter Veltroni all'Assemblea dei cattolici del Partito Democratico, svoltasi a Roma mercoledì 27 febbraio.
Penso che sia una riflessione di grande valore per costruire il PD che vogliamo.
Puoi scaricare il testo integrale del discorso cliccando qui sotto!
Ecco il testo integrale della relazione che ho svolto all’assemblea provinciale del Partito Democratico Cesenate, che ha eletto Daniele Zoffoli segretario.
Mi farebbe piacere confrontarmi con te sull’idea di Paese e di futuro che dobbiamo e vogliamo costruire. Posta qua sotto i tuoi commenti!
Cesena, 18 febbraio 2008
Care democratiche e Cari democratici,
“la speranza è il motore del cambiamento che serve all’Italia” ha detto Walter Veltroni a Spello.
La mia vuole essere una breve riflessione sulle ragioni di questa speranza, sulle motivazioni di un impegno. Quello di questa sera non è e non vuole essere, infatti, un raduno di nostalgici, di naufraghi, di superstiti o di reduci da altre esperienze politiche, ma un incontro donne e uomini che si sono messi insieme in cammino verso una nuova meta. “Pellegrini” sulla base di convinzioni e valori comuni. Senza valori, infatti, la politica da faticoso ma affascinante pellegrinaggio rischia di trasformarsi in monadismo (vagare senza meta) o, peggio, in vagabondaggio alla ricerca di una prebenda o di un posto.
Il PD è nato per voltare pagina, per cambiare l’Italia: questa è la sua missione. È nato per rifondare la democrazia: il PD deve essere il partito della rifondazione democratica. Ma per vincere la paura del nuovo, del futuro, ci vuole una visione dell’Italia di domani che restituisca a ciascun cittadino l’orgoglio di essere italiano.
Ha scritto il poeta francese Cristian Bobin: “Non si vede (la visione) che ciò che si spera. Si vede a misura della propria speranza”.
La nostra visione del futuro dell’Italia dipende, perciò, dalla nostra speranza.
Ecco il PD da costruire: il partito della speranza.
In una parola: ritrovare la politica perduta, restituire alla politica la sua dignità, la sua sobrietà, la sua funzione, che è appunto quella di promuovere, alimentare e costruire la speranza. Una politica oggi smarrita e alla ricerca spesso di un senso, che ha smarrito la vita e perciò letteralmente senza sensi. (Non sente, non vede, non parla, non annusa, non assapora, non tocca).
Infatti la politica è sorda, non sente e non ascolta le domande dei cittadini; è cieca o tutt’al più miope, non vede lontano e insegue affannosamente le emergenze, spesso le mode, i desideri e addirittura le voglie, anziché prevedere e risolvere i problemi; è muta o parla un linguaggio incomprensibile, incapace di dare voce al nuovo, ai fermenti più innovativi della società; ha perso il fiuto, l’olfatto non distingue il profumo del bene e del giusto dal marcio del male e del malaffare; ha perso il gusto per le cose nuove, la voglia di assaporare e conoscere in profondità, anche per evitare le semplificazioni e gli slogan, i cambiamenti e le trasformazioni della società complessa nell’era della globalizzazione. Prevale infatti, spesso, la cultura dell’immagine, con i suoi frutti: i suoi prodotti solo OGM, belli a vedersi senza nessun sapore. Una politica, infine, senza tatto, distante, incapace di toccare con mano e di farsi carico della vita delle persone, a partire dagli ultimi, i più silenziosi, i vecchi e nuovi poveri.
Una politica, perciò, schiava dell’economia, del consumo e delle televisioni, che attende di essere liberata per ritrovare la speranza. Ecco dunque, e ancora, il Partito Democratico, il partito della speranza, che non è il facile ottimismo, non è una statistica, un oroscopo, un pronostico, ma che è il frutto di un processo, di un lavoro quotidiano (di quello che io considero l’unico riformismo possibile: la rivoluzione del quotidiano), un lavoro che presuppone una triplice sfida, che è al contempo di resistenza, di liberazione e di innovazione.
Ci attende, innanzitutto, una doppia resistenza di fronte, da un lato, ad una visione nostalgica di un passato che non ritorna, dall’altro, ad un presente incapace di futuro, che sceglie perciò il consumismo e l’usa e getta. Usa e getta le cose, le idee, i programmi, i partiti e, inesorabilmente, le persone. Si tratta di due forme moderne di disperazione.
La seconda sfida consiste in un lavoro, abbiamo detto, di liberazione: la sfida della libertà. Liberi, dunque, ma liberi per, non tanto e non solo di e da. Una libertà che noi concepiamo in relazione, una libertà che presuppone un’assunzione di responsabilità non solo verso se stessi, ma anche verso il mondo che ci circonda.
La società, quindi, dei doveri oltre che dei diritti.
Una società che non abbia al centro il concetto di dovere non ha futuro. Noi non vogliamo ridurre, perciò, la questione centrale della libertà al solo concetto di stampo individualistico, la libertà, cioè, di fare questo o quello senza limiti, che spesso confonde i desideri con i diritti. Noi vogliamo riappropriarci del concetto di libertà che la destra tenta di scipparci. Una libertà per altro intesa dalla destra in senso negativo come libertà da (non liberi per ma liberi da qualunque vincolo), in una lotta continua dove i più deboli sono destinati inevitabilmente a soccombere.
Noi diciamo invece che è un bene, è giusto premiare il talento e il merito ma tutti devono avere gli strumenti di base, le conoscenze, per poter fare, nella vita, la propria corsa; l’opportunità di mostrare il proprio valore, di gareggiare alla pari, le pari opportunità, non di essere penalizzati in partenza, lasciando che poi alla fine, giustamente, vinca il migliore.
Infine la terza sfida: l’innovazione dello stile e dei contenuti.
Rimettere al centro il bene comune, l’interesse generale del Paese, superando la logica amico-nemico che si è dimostrata, peraltro, in questo decennio, funzionale solo al mantenimento dello status-quo.
La vera sfida, perciò, non consiste nel pensare a quale partito ma, bensì, a quale Paese. Al centro del nostro essere e del nostro fare sta infatti il destino dell’Italia. Il chi sono, il chi siamo (i democratici) si disvela, si materializza, è una conseguenza del cosa vogliamo per l’Italia.
Oltre ogni retorica va recuperato il senso di appartenenza alla patria. Un nuovo patriottismo (Carlo Azeglio Ciampi). Come in passato, per molti di noi, il nostro essere comunisti, socialisti, democristiani, repubblicani, liberali, … indicava una passione, un’appartenenza, un ideale e un progetto di società, parimenti oggi il nostro essere “democratici” senza aggettivi, ben saldi peraltro nei principi ispiratori della Carta Costituzionale della Repubblica, più che mai validi ed attuali, costituisce la cifra del nostro impegno di servizio al Paese.
Al centro, dunque, un progetto condiviso, chiaro, che guarda al futuro dell’Italia che Veltroni ha riassunto sabato scorso nei famosi 12 punti programmatici, già ampiamente richiamati.
Infine una parola sul tema delle alleanze.
In sostanza abbiamo scelto di allearci con gli Italiani. La scelta di correre da soli, infatti, non è e non vuole significare scegliere la solitudine o, peggio, è il frutto di una supponente arroganza ed autosufficienza, ma coerentemente con la vocazione maggioritaria del PD ci siamo presi semplicemente la libertà di presentare chiaramente agli Italiani il nostro pensiero e il nostro progetto di cambiamento del Paese.
Del resto l’azione politica porta con sé sempre dei rischi.
Il coraggio e la grandezza di un politico e della politica stanno proprio nell’assumersi la responsabilità del rischio, nel sapere che ogni scelta può avere in sé anche il germe della sconfitta.
Personalmente sono d’accordo con Veltroni, anche perché ho avuto modo di verificarlo nella mia esperienza amministrativa e politica. Si può fare. Aggiungo: si deve fare se vogliamo costruire un partito veramente nuovo di centrosinistra senza trattino, europeo, vincente e capace di governare.
Permettetemi di citare, in conclusione, una frase di Sant’Agostino, un grande Padre della Chiesa ma soprattutto un uomo che ha vissuto, fino in fondo, la vita con tutte le sue contraddizioni e i suoi numerosi errori, ricominciando sempre daccapo. “La speranza – diceva – ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio, lo sdegno per le cose che non vanno e il coraggio come condizione dell’anima per cambiarle” e se è vero che “l’Italia sarà di chi saprà dargli la più grande speranza” con il mio grazie e il mio augurio a Daniele di buon lavoro, assicuro il mio impegno, semplice ma convinto, per far sì che al PD non manchino mai lo sdegno e il coraggio.
La presenza di tante donne e giovani, che è anche il frutto delle nuove regole statutarie, è il segno più evidente e la garanzia di una proposta politica che guarda avanti, e nasce non solo in vista delle prossime elezioni, ma in vista delle prossime generazioni per garantire a tutti il primo dei diritti: il diritto al futuro.