Consigliere regionale dell'Emilia-Romagna, Presidente Commissione Politiche Economiche
Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna

Via Aldo Moro, 50 - 40127 Bologna - tel.051 6395216 - fax 051 6395300 - dzoffoli@regione.emilia-romagna.it




Profilo Facebook di Damiano Zoffoli

www.flickr.com


Parola di Damiano Zoffoli
Damiano Zoffoli è il Barack Obama romagnolo

Naviga sul WebLog
< settembre 2010 >
L
M
M
G
V
S
D
  
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
     
             

Cerca per parola chiave
 



Titolo
Quali ritieni sia le priorità, per la prossima legislatura, in Emilia-Romagna?

 una nuova alleanza tra agricoltua e turismo
 un piano d'azione per gli adolescenti e i giovani
 il sostegno alle responsabilità familiari
 ricerca, innovazione e green economy



Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Sono pronti i primi finanziamenti per la legge regionale sui giovani, conosciuta anche come “legge degli oratori”. Un soprannome nato dallo spirito del provvedimento che non vuole pianificare dall'alto ma, al contrario, sostenere le esperienze della società civile.

I giovani hanno bisogno di spazi di aggregazione e divertimento che permettano loro di esprimersi appieno, evitare l'abbandono scolastico e crescere come persone. In certi casi questi spazi possono essere creati dalle Istituzioni, ma non è questo il loro compito principale. Al settore pubblico basterebbe aprire gli occhi per riconoscere le tante esperienze positive di questo tipo nate dalla società civile, nel mondo delle associazioni o nelle parrocchie. Nei fatti è proprio quello che fa questa legge.

Approvata dall'Assemblea regionale nel luglio scorso come legge-quadro, ora il provvedimento è stato finanziato per un anno con un milione e mezzo di euro, cinquecentomila per progetti rivolti ai giovani ed un milione per investimenti strutturali. Gli interessati potranno chiedere i contributi, in ambito regionale o locale fino al 20 luglio, mentre gli enti locali avranno tempo fino al 30 ottobre per accedere ai fondi strutturali per l'adeguamento o la ristrutturazione dei centri giovani.

Per la provincia di Forlì-Cesena sono stati previsti 130mila euro, 37mila dei quali per progetti e attività e 93mila per le infrastrutture. Non si tratterà di contributi a pioggia. Per evitare una dispersione delle risorse, e rendere più incisivo il sostegno, saranno finanziati, con un contributo pari al 50% della spesa, solo progetti dal valore di almeno 5mila euro, ristrutturazioni dai 20mila euro in su o acquisto di attrezzature per almeno 8mila euro.

Una parte dei fondi, pari a 100mila euro, sarà riservata a grandi progetti di respiro regionale. Tra questi potrebbero rientrare il servizio regionale di Pastorale giovanile della Conferenza episcopale e le associazioni scoutistiche, fin da subito impegnati nella costruzione della nuova legge.

Questo primo finanziamento è un segnale di attenzione importante, un segno che la sussidiarietà, nella nostra Regione, non si basa solo su concetti di principio ma su fatti concreti. Il ruolo del settore pubblico, nell’educazione dei ragazzi, è anche quello di sostenere le famiglie e le aggregazioni sociali che si occupano già della crescita delle giovani generazioni.

Puoi scaricare il testo integrale della delibera di Giunta regionale avente per oggetto “Contributi regionali per attività a favore di adolescenti e giovani e per lo sviluppo e la qualificazione di Centri e spazi di aggregazione ad essi destinati. Obiettivi, azioni prioritarie, criteri di spesa e procedure per gli anni 2009/2010. (L.R. 14/08 "Norme in materia di politiche per le giovani generazioni", artt. 14, 43 e 44)” cliccando qui sotto.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

“Rispetto e riconoscimento emergono spontanei, mentre si lavora, ciascuno a proprio modo, ad escludere cose mediocri, per fare posto a cose grandi”

Estratto da un articolo di Aldo Moro pubblicato su Il Giorno del 10 aprile 1977.

(…) Possiamo tutti insieme, dobbiamo tutti insieme sperare, provare, soffrire, creare, per rendere reale, al limite delle possibilità, sul piano personale come su quello sociale, due piani appunto che si collegano e si influenzano profondamente, un destino irrinunciabile che segna il riscatto dalla meschinità e dell’egoismo. In questo muovere tutti verso una vita più alta, c’è naturalmente spazio per la diversità, il contrasto, perfino la tensione. Eppure, anche se talvolta profondamente divisi, anche ponendoci, se necessario, come avversari, sappiamo di avere in comune, ciascuno per la propria strada, la possibilità ed il dovere di andare più lontano e più in alto. La diversità che c’è tra noi non ci impedisce di sentirci partecipi di una grande conquista umana. Non è importante che pensiamo le stesse cose, che immaginiamo e speriamo lo stesso identico destino; è invece straordinariamente importante che, ferma la fede di ciascuno nel proprio originale contributo per la salvezza dell’uomo e del mondo, tutti abbiano il proprio libero respiro, tutti il proprio spazio intangibile nel quale vivere la propria esperienza di rinnovamento e di verità, tutti collegati l’uno all’altro nella comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo. La pace civile corrisponde puntualmente a questa grande vicenda del libero progresso umano, nella quale rispetto e riconoscimento emergono spontanei, mentre si lavora, ciascuno a proprio modo, ad escludere cose mediocri, per fare posto a cose grandi. (…)


In occasione del “Giorno della memoria” dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, che simbolicamente si celebra il 9 maggio, anniversario dell'uccisione di Aldo Moro, vorrei condividere con voi questa breve riflessione.

Sessant’anni fa anni fa una generazione di italiani si trovò a dover ricostruire dal nulla, e in condizioni difficilissime, un Paese distrutto moralmente e materialmente. Lo seppe fare salvando sempre il quadro democratico e costruendo le condizioni per un grande sviluppo economico. Fu una vicenda collettiva, che ha esaltato i valori della persona umana e ha fatto delle differenze e del pluralismo culturale una risorsa piuttosto che un limite, un'opportunità di crescita piuttosto che un freno, un'occasione di maturazione sociale e morale piuttosto che un impedimento e un vincolo.

Aldo Moro è stato protagonista di quella vicenda e resta un simbolo di quel periodo.

Insieme a pochi altri leaders della sua generazione comprese subito che nessuna cultura e nessuna forza politica poteva da sola essere espressione di tutto il Paese; che il futuro non poteva essere nelle mani di una parte sola; che nessuno poteva, nemmeno in nome delle ragioni più nobili, pretendere di egemonizzare la democrazia italiana e per questo fu promotore della democrazia del confronto, delle convergenze, della instancabile ricerca delle compatibilità.

Moro politico è colui che si sforza sempre di operare affinché la società italiana sappia riconoscere il valore del pluralismo; è colui che, con pazienza, fa della tolleranza e del rispetto delle idee di tutti l'asse dello sviluppo del Paese; sempre attento a cercare tutto ciò che potesse unire piuttosto che ciò che potesse dividere.

C’è molta attualità nella sua testimonianza politica, anche se viviamo in un tempo diverso.

L’attuale crisi economica mondiale si ripercuote anche sull’Italia, costringendoci a scelte talvolta dolorose ed in ogni caso ad una maggiore consapevolezza dell’interdipendenza economica mondiale e della necessità di individuare organismi e normative internazionali per regolare i mercati ed evitare speculazioni economiche a danno dei cittadini.

Il momento di difficoltà economica si interseca poi con un profondo malessere democratico che rischia di mettere a rischio la coesione sociale: la crisi della partecipazione e delle rappresentanze politiche. Una politica che fatica ad esprimere il volto più nobile di impegno a favore della comunità, una politica che sempre più spesso è diventata rappresentanza di interessi particolari, più che tentativo di raggiungimento del bene comune.

L’Italia è un paese che sta ancora cercando una propria identità di popolo, che torna a dividersi tra guelfi e ghibellini, tra laici e cattolici e che non ha ancora risolto pienamente le sue più antiche anomalie istituzionali e politiche, già intuite da Moro, relative al valore della democrazia dell’alternanza, al rispetto delle minoranze, al diritto e dovere degli elettori di giudicare e di sanzionare col voto chi non mantiene gli impegni presi.

Anche oggi, come sessant’anni fa, siamo chiamati a portare il Paese fuori da una delle più gravi crisi della storia, a promuovere l’Europa a livello economico e politico, a favorire la nascita di un governo delle nazioni a livello mondiale che possa preservare e realizzare benessere, ricchezza, pace e democrazia nel mondo.

Attraverso lo stile del dialogo e del confronto di Moro dobbiamo cambiare e migliorare l’Italia per farla diventare, come qualcuno ha scritto, “un paese normale”. Un paese più sobrio e democraticamente più partecipato, dove la politica non sia vissuta come un privilegio ma come un servizio alla comunità, dove maggioranza e opposizioni si rispettino, dove i diritti si coniughino ai doveri e al senso di responsabilità.

Ricordare oggi Aldo Moro significa saper raccogliere l'insegnamento di quella generazione, rispettarne i sacrifici e fare noi, oggi, la nostra parte, come loro la seppero fare ieri.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1