Consigliere regionale dell'Emilia-Romagna, Presidente Commissione Politiche Economiche
Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Damiano Zoffoli (del 19/06/2008 @ 10:05:08, in BLOG, linkato 235 volte)

Riflessione su emergenza educativa, i fatti di Cesena, notti bianche e giornate buie.

La scorsa settimana Cittadinanzattiva ha presentato una indagine sui comportamenti violenti a scuola, che ha interessato più di 5000 studenti e quasi 600 docenti in tutta Italia.

Il quadro che emerge non è incoraggiante, sono tanti gli episodi di violenza diffusa; ma quel che stupisce, ad un’analisi superficiale, è che gli stessi ragazzi hanno idee chiare su quello che si potrebbe fare per affrontare il fenomeno: chiedono professori preparati, aperti all’ascolto e al confronto, e soprattutto coerenza e rispetto delle regole.

Sta perciò a noi adulti prenderli sul serio: non basta mettere a disposizione dei giovani beni di consumo, ma è necessario trasmettere loro ragioni di vita e passione per la vita. Non serve regalare loro troppe risposte, ma è necessario dare ai giovani la possibilità di porsi le domande giuste.

Infatti non c’è speranza senza comunicazione tra le generazioni. Non c’è speranza se si abdica all’educazione, incontro rigenerante tra novità e tradizione, passato e futuro.

Anche i fatti che hanno interessato Cesena in questi giorni ci ricordano che la realtà dei giovani si intreccia con quella degli adulti: troppe volte veniamo meno al nostro compito di testimonianza e di trasmissione di valori ed ideali forti ed autentici. Il problema non è tanto e solo una notte e una notte bianca, ma le tante, troppe e lunghe giornate vuote e buie dei nostri giovani, spesso precari in cerca di un futuro. Solo l’educazione integrale e permanente della persona è luce e sorgente di speranza per le nostre comunità.

Personalmente ritengo che una società che non ha al centro il concetto di dovere non ha futuro. La società, quindi, dei doveri oltre che dei diritti. Nell’esercizio dei nostri diritti, infatti, siamo spesso soli; i diritti sostituiscono le relazioni e proliferano dove i legami e i rapporti hanno fallito e si è prodotta infelicità e solitudine. Occorre perciò, a mio avviso, rinunciare a un po' di individuo tornando a porre l'accento sulla relazione, riconoscendo la nostra interdipendenza e il nostro bisogno dell'altro.

Una libertà in relazione, liberi, dunque, ma liberi per; non tanto e non solo da qualunque vincolo o di fare questo e quello senza limiti.

Serve pertanto uno sguardo educativo su tutte le dimensioni sociali che coinvolgono i giovani: la famiglia, la scuola, la formazione, il disagio, il tempo libero. Occorre non disperdere le risorse disponibili in azioni estemporanee e nella frammentazione delle competenze, ma sull’impegno educativo essere tutti e sempre in servizio permanente.

È l’obiettivo che, tra gli altri, ci siamo posti con il nuovo progetto di legge regionale “Norme in materia di politiche per le giovani generazioni” all’esame dell’Assemblea Legislativa, che privilegia un approccio integrato al complesso e alla complessità della persona, senza considerare solo singoli aspetti problematici della vita dei nostri giovani. I giovani non come un problema da affrontare, ma protagonisti del proprio futuro. Giovani liberi e forti.

È naturale che un approccio di questo tipo non possa risolversi semplicemente con l’intervento del pubblico. Il pubblico, infatti può esserti accanto, ma difficilmente può esserti amico. Per questo il pdl prevede un’apertura progettuale e finanziaria verso il privato sociale, l’associazionismo, gli stessi oratori e tutte le agenzie educative che lavorano sul territorio. Non si tratta di una concessione, ma della volontà di unire azioni ed intelligenze, concertando e condividendo gli obiettivi di fondo, secondo il principio di sussidiarietà.

Bisogna infatti promuovere una politica che stimoli e favorisca la partecipazione attiva dei giovani, a partire dalle realtà locali, in modo da sviluppare, insieme, un forte senso di corresponsabilità e di interesse per il bene comune.

La sfida è quella di ritrovare la politica perduta, restituire alla politica la sua dignità, la sua sobrietà, la sua funzione, che è, appunto, promuovere, alimentare e costruire la speranza.

È lo stesso messaggio di Chiara Lubich, straordinaria testimone del nostro tempo, che può illuminare le notti di Cesena: “Il compito dell’amore politico è quello di creare e custodire le condizioni che permettono a tutti gli altri amori di fiorire: l’amore dei giovani che vogliono sposarsi e hanno bisogno di una casa e di un lavoro, l’amore di chi vuole studiare e ha bisogno di scuole e di libri, l’amore di chi si dedica alla propria azienda e ha bisogno di strade e ferrovie, di regole certe… La politica è perciò l’amore degli amori, che raccoglie nell’unità di un disegno comune la ricchezza delle persone e dei gruppi, consentendo a ciascuno di realizzare liberamente la propria vocazione. Ma fa pure in modo che collaborino tra loro, facendo incontrare i bisogni con le risorse, le domande con le risposte, infondendo in tutti la fiducia gli uni negli altri. La politica si può paragonare allo stelo di un fiore, che sostiene e alimenta il rinnovato sbocciare dei petali della comunità”.

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Di Damiano Zoffoli (del 17/06/2008 @ 12:57:20, in BLOG, linkato 291 volte)

Grazie anche all'interrogazione che ho presentato in Regione, assieme al collega Matteo Richetti, la notizia del PROTOCOLLO OPERATIVO per il MIGLIORAMENTO del PERCORSO IVG, in uso nel comune di Forlì, si sta diffondendo. Così l'ha commentata, sul suo blog, che vi invito a visitare, Andrea Sarubbi, parlamentare del Partito Democratico, giornalista e volto nuovo della politica.


tratto da www.andreasarubbi.it - 14 giugno 2008

Comunisti vegetariani

I comunisti che mangiavano i bambini stanno diventando vegetariani: da un anno e mezzo a Forlì, presto - si dice - anche nel resto dell’Emilia Romagna. A Forlì c’è una giunta che parte dal Pd e arriva a Rifondazione, con un sindaco di provenienza Ds (non amo specificare le vecchie appartenenze, ma in questo caso dà sapore alla notizia) e tante persone di buona volontà. Dopo due anni di discussioni - perché capirsi a volte è difficile - a febbraio 2007 hanno trovato una strada per applicare meglio la legge 194, passando dal concetto di “diritto all’aborto” a quello di “diritto ad una scelta libera”. E non è un cavillo. In sostanza, hanno deciso di puntare sulla prevenzione, potenziando il ruolo del consultorio: ogni donna che vi arriva trova un ecografo, ma soprattutto inizia un percorso di incontri con assistenti sociali e sanitari. Nel progetto sono coinvolte 23 associazioni di volontariato, firmatarie di un protocollo d’intesa con Ausl e Comune. Niente di talebano - mi ha spiegato stamattina Damiano Zoffoli, ex sindaco di Cesenatico ed attuale Consigliere regionale del Pd - ma solo una seria applicazione della legge esistente: prima di firmare il certificato che autorizza l’interruzione volontaria di gravidanza, si cerca di capire - insieme alla donna - se è possibile rimuovere le cause alla radice della scelta. Molte decidono di abortire ugualmente, qualcuna accetta l’aiuto e sceglie di tenere il bambino: finora lo hanno fatto in 27 su 298, circa il 9 per cento. Su 130 mila aborti all’anno in Italia, si salverebbero 11.600 bambini. Niente male per chi, come noi comunisti, era abituato a mangiarli.

Puoi scaricare il testo integrale del PROTOCOLLO cliccando qui sotto.

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