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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
La stagione congressuale della Margherita richiede un grande sforzo di generosità e di coraggio per superare questa lunga fase di transizione e dare certezze al futuro democratico dell’Italia. La sfida è costruire dal basso il partito nuovo dei democratici. Un partito vero, non di plastica che sia in grado di aggregare, interpretare e rispondere alle paure e alle speranze del nostro tempo, parlare con chiarezza e semplicità all’intelligenza e al cuore della gente. Si tratta in sostanza di dare corso all’idea e al progetto originario della Margherita quale anima dell’Ulivo, infatti la vera novità, per non essere confusa con l’effimera attualità, ha sempre una radice antica. Per noi questa radice è la carta costituzionale della repubblica italiana. Questo patrimonio di storie e culture diverse, che ha costruito l’Italia del dopo guerra non va liquidato, ma bensì attualizzato alla luce delle sfide del nuovo secolo, come fondamento quotidiano del nostro agire. Anche a livello europeo dobbiamo costruire con le pietre dei muri abbattuti una nuova casa comune. La sfida è essenzialmente etica: di fronte ad una società che ci propone un soggettivismo senza responsabilità e una cultura dei diritti senza i doveri occorre riaffermare una visione personalistica della libertà, un’etica del limite come argine al determinismo tecnologico, la promozione della pace e dell’equità sociale, la concezione della famiglia come soggetto sociale, una visione integrale dei diritti umani. Nel supermarket che ci offre la società dei consumi infatti siamo al contempo tutti insieme, ma tragicamente soli. Se questa è la sfida; per parte nostra diciamo un si chiaro e responsabile alla costruzione del partito nuovo, ma non siamo disponibili ad accettare semplificazioni e strumentali divisioni fra chi dice di volerlo fare e non ci crede (ponendo chiusure e difficoltà) e chi ci crede e pur di farlo è disponibile a vedere mortificato l’apporto culturale e sociale su cui si fondano le ragioni e gli ideali della Margherita. Abbiamo una grande responsabilità e ambizione: il superamento dell’unità partitica dei cattolici non può e non deve ridursi una indistinta “cosa di sinistra” assolutamente incapace di far fronte ad una destra spesso povera di idee, ma radicata negli strati profondi della società. Per vincere la sfida occorre dunque un dibattito congressuale vero e leale sui contenuti, i tempi e le modalità del futuro soggetto politico per garantire un’ampia partecipazione e coinvolgere al massimo i cittadini, per rilanciare la funzione dei partiti e la loro democrazia interna. Vogliamo infine un partito locale che valorizzi nell’ottica di una “provincia integrata”, il livello comprensoriale i comuni minori e della periferia, che metta a disposizione dei giovani e delle donne percorsi di approfondimento e partecipazione e li valorizzi negli organi di partito, che si rapporti maggiormente con i corpi intermedi della società nell’ottica della sussidiarietà, che sia dunque la sede propria delle decisioni e non della loro semplice ratifica. La sfida richiede la forza e la volontà di un confronto sereno. Il dialogo non nega la dialettica anche vivace, anzi la esige, perché per vivere, il dialogo ha bisogno di verità e lealtà. I diplomatismi, le ambiguità, incrinano i rapporti molto più di un confronto aperto e franco. Si parla tanto di “cambiamento” e di partito democratico, ma a buon conto si rimane piantati nell’oggi, negli interessi codificati, nel nostro piccolo orizzonte, nelle abitudini incrollabili, mentre i volti delle persone che incontriamo ci pongono sempre delle domande nuove: siamo disponibili insieme a metterci in gioco e a rischiare per dare voce e gambe alle loro speranze?
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