Fra qualche giorno, per bambini, ragazzi e insegnanti, riaprirà la scuola. Nelle aule degli istituti scolastici della nostra Regione, ci saranno, rispetto all’anno passato, 8mila bambini in più ma 1193 insegnanti in meno, per effetto dei tagli voluti dal Governo Berlusconi. Tutto ciò renderà impossibile garantire tempi pieni e prolungati, obbligherà parte del nostro sistema scolastico, soprattutto in montagna, a ritornare alle pluriclasse, riducendo la qualità educativa e i percorsi di innovazione per l’integrazione. A farne le spese saranno, come al solito, i più deboli e le comunità più piccole, con gravi disagi per bambini e famiglie. Questo Governo ha scelto, in buona sostanza, di disinvestire nel settore della formazione e dell’educazione e, quindi, sul futuro. La scuola è un luogo educativo strategico, un “bene comune”. Non si tratta solo di un problema della categoria degli insegnanti, la cui credibilità sociale, peraltro, è stata più volte indebolita dalle campagne denigratorie condotte dal Governo stesso. Si pensi alla triste condizione degli oltre 4000 insegnanti di terza fascia in Emilia-Romagna (docenti privi di abilitazione, ma in possesso dei titoli e dei requisiti curriculari necessari all'insegnamento e con all'attivo già diversi anni di servizio) che una precisa scelta del Governo ha privato di una qualunque prospettiva di futuro, umano e professionale: a loro va la mia solidarietà e il sostegno dell’Amministrazione regionale per cambiare questa situazione che calpesta la dignità di tante lavoratrici e lavoratori. Per assicurare un decoroso funzionamento del servizio, nella nostra Regione sarebbero necessari ulteriori 562 insegnanti, ma la risposta del Governo è stata, complessivamente, di soli 171 posti di cui 40 nella scuola d’infanzia, a fronte di un bisogno certificato, nella stessa, di 212. Per quanto ci riguarda, con un intervento che, nei prossimi giorni andrà in Giunta per l’approvazione, la Regione Emilia-Romagna metterà a disposizione 2 milioni di euro per garantire l’assunzione di circa 70 insegnanti della scuola d’infanzia e 1 milione di euro per sostenere l’autonomia degli istituti della scuola primaria e secondaria. Questo intervento garantirà l’accesso alla scuola d’infanzia a circa 750 bambini, oggi esclusi. A questo punto facciamo un’altra proposta chiara al Governo: lo Stato passi alle Regioni il potere di decidere sulla gestione funzionale degli organici e trasferisca davvero le risorse, umane e finanziarie, necessarie per l’attuazione del Titolo V della Costituzione. L’Emilia-Romagna è pronta a gestire l’organizzazione scolastica anche per ottimizzare le risorse pesantemente decurtate, negli ultimi due anni, da tagli lineari ed indifferenziati. Ma ad oggi non vi sono risposte su questo, che sarebbe il vero federalismo a cui continua ad appellarsi la Lega Nord, con proclami che però cozzano con tutte le scelte centraliste di questo Governo di cui la Lega è azionista di maggioranza. Concludo dicendo che pur riconoscendo l’esigenza di razionalizzare la spesa pubblica, non condivido che sia l’educazione a pagarne le conseguenze. Solo investendo sulla scuola e sulla formazione integrale e permanente della persona, rafforzando le autonomie scolastiche ed evitando la frammentazione e l’impoverimento dell’offerta e della sua qualità, abbiamo la possibilità di tornare a crescere, di trasmettere ai nostri giovani un’idea di futuro, capace di rispondere alle nuove sfide che abbiamo di fronte. Quello di cui c’è davvero bisogno è un nuovo patto educativo tra scuole, famiglie e studenti, che parta dalla consapevolezza del ruolo che l’istruzione ha per tutto il nostro Paese.
CESENA - C’è anche il nome del cesenaticense Damiano Zoffoli tra quelli indicati a bruciapelo per il ruolo di “presidente” o in alternativa “supersindaco” di una futura, chissà, Regione Romagna. Nel corso delle interviste realizzate per La Voce dalla Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna (sede di Rimini) sulla voglia d’indipendenza dall’Emilia c’è chi per l’incarico di governatore ha suggerito, in piena libertà, proprio il consigliere regionale del Pd, noto paladino del nostro dialetto. Una conferma indiretta, volendo, di come l’idea di autonomia abbia cominciato a conquistare terreno anche tra le fila del centrosinistra. Ma Zoffoli, dopo un iniziale sorriso (“è un gioco?”), si dichiara piuttosto spaventato da tutto quello che è super: “Più che di super-eroi c'è bisogno di recuperare semplicità, umiltà e quella laboriosità che hanno fatto grande questa nostra terra, con il lavoro quotidiano" (“Piccoli ma concreti passi…” d’altronde è stato anche l’incipit della sua ultima campagna elettorale, ndr). Come leggere allora questo crescente bisogno di autonomia? “Come voglia di un nuovo protagonismo. Capisco che possano pesare motivazioni economiche, che si possa pensare di poter avere più soldi da spendere. È un argomento importante certo, ma credo rischi di portarci fuori strada”. E prima di andare avanti Zoffoli distingue: “Massimo rispetto per il Movimento per l’autonomia della Romagna che è stato il convinto promotore di questo dibattito. Ma c’è chi usa questa idea in maniera opportunistica, più che altro per accaparrarsi voti e sfuggire problemi veri. Non a caso se ne torna spesso a parlare alla vigilia di consultazioni elettorali”. “È vero che siamo in una fase caotica, di transizione. Una fase in cui si continuano a trasferire deleghe agli enti locali senza risorse. Ci ritroviamo a metà del guado. Bisogna spingere in avanti – sottolinea, quasi incita – Prendiamo l’area vasta della sanità. Al momento è una collaborazione, una sorta di coordinamento, con risultati ancora insoddisfacenti. È tempo di passare a scelte più forte, chiare e nette. Un’azienda sanitaria unica per la Romagna, perché no. Il rischio altrimenti è trascinare un percorso giusto come quello avviato senza portarlo a termine. Non ci resta molto tempo. Basti considerare gli ultimi tagli della Finanziaria. Certe scelte vanno fatte in questi prossimi anni”. Non entra nel merito delle formule amministrative Zoffoli, ma una strada la traccia: “La sfida sta nella capacità di aprirsi al nuovo. Cominciando a riconoscere un valore alla sussidiarietà che io definisco circolare, facendo entrare nei processi decisionali quell’economia civile che rappresenta una grande ricchezza per il nostro territorio e che la politica finora non ha saputo coinvolgere. Altrimenti il rischio è che finiscano per parlarsi sempre le stesse persone”. Pur non sfuggendo il fagile contagio dalla voglia di autonomia, Zoffoli si conferma nettamente a favore del referendum: "Certe decisioni spettano comunque ai cittadini, come previsto dalla Costituzione”.
La manovra del Governo Berlusconi prevede tagli, per l’Emilia-Romagna, pari a 740 milioni di euro nel biennio 2011-2012: 150 milioni di euro ai servizi ferroviari; 60 milioni all’agricoltura; 30 milioni alla salute; 50 milioni all’ambiente; 100 milioni al welfare; 140 milioni di incentivi alle imprese; 90 milioni alla casa e 120 milioni alla viabilità.
Questo significa, in concreto, avere delle strade meno sicure e non poterle manutentore. A tutto danno dei nostri cittadini, delle famiglie e delle imprese dell’Emilia-Romagna. E ancora avere un trasporto pubblico locale ridotto (-30% dei servizi oppure +50% dei biglietti e delle tariffe).
Lo Stato ha trasferito, dall’ANAS alle Province dell’Emilia-Romagna, circa 2.000 Km di strade. La nostra Regione è impegnata nella loro manutenzione che, senza queste risorse, diventerà impossibile.
Un esempio? La strada statale E45 Orte-Ravenna: un’opera vitale per il collegamento Nord-Sud del Paese, diventata oramai un’infrastruttura dissestata e pericolosa, inadeguata al trasporto delle merci. L’asfalto della stessa si deteriora velocemente, costringendo ogni volta all’apertura di nuovi cantieri (in particolare nel tratto cesenate, tra Bagno di Romagna e il passo del Verghereto) e alla deviazione del traffico sulla Provinciale, ancora meno in grado di reggere un flusso elevato di auto e camion.
L’Emilia-Romagna, preoccupata per lo stato di conservazione di questa strada, ha speso, negli ultimi anni, 20 milioni di euro per la manutenzione della viabilità ordinaria in quel tratto.
Se tutto ciò sarà confermato, non solo lo Stato continuerà a non spendere per le sue strade, ma toglierà le risorse alle Regioni e agli Enti locali per la loro manutenzione.
La manovra la pagano, come sempre, i cittadini. Regioni tartassate, a rischio lo standard di vita.
La manovra del Governo Berlusconi prevede tagli, per l’Emilia-Romagna, pari a 740 milioni di euro nel biennio 2011-2012.
Nel dettaglio, i tagli previsti sono: - 150 milioni di euro ai servizi ferroviari; - 60 milioni all’agricoltura; - 30 milioni alla salute; - 50 milioni all’ambiente; - 120 milioni alla viabilità; - 100 milioni al welfare; - 140 milioni di incentivi alle imprese; - 90 milioni alla casa.
A questi si aggiungeranno i tagli al fondo per l’affitto e al fondo per la non autosufficienza.
Il centrodestra deve avere il coraggio di dire ai cittadini che con simili tagli non è più garantito lo standard di vita mantenuto sino ad ora.
Tra l’altro il Governo parla molto di federalismo fiscale ma con la manovra finanziaria 2010 taglia solo l’1,2% alle spese dello Stato, mentre i trasferimenti alle Regioni vengono decurtati del 13,7%.
Chi pagherà per primo sulla propria pelle questi tagli? Come sempre i cittadini - lavoratori, famiglie e imprese - ovverosia coloro i quali stanno continuando a scontare gli effetti della crisi. E con loro gli Enti locali: Comuni, Province e Regioni.
Ma se predica austerità, non dovrebbe essere il Governo per primo a dare il buon esempio? Così, invece, non è! Il Governo chiede soprattutto ad altri di sopportare in misura prioritaria i sacrifici.
In un momento in cui molti media paiono non accorgersi della gravità della situazione, il Gruppo del PD in Regione Emilia-Romagna e noi Consiglieri regionali saranno impegnati nelle prossime settimane in una campagna-verità nei territori per rendere note agli abitanti le cifre di questo salasso e le conseguenze che l’Emilia-Romagna e i suoi abitanti dovranno pagare.
questa mattina, sono stato eletto, all’unanimità dell’Assemblea Legislativa, nuovo Presidente della Commissione “Territorio Ambiente Mobilità”.
È per me un onore presiedere la III Commissione assembleare, che si occuperà di: - governo del territorio; - programmazione e pianificazione territoriale; - urbanistica e riqualificazione urbana; - politiche abitative ed edilizia; - politiche di prevenzione e tutela dell’ambiente e del paesaggio; - parchi, riserve naturali, aree protette e forestazione; - difesa del suolo e della costa e disciplina dell'attività estrattiva; - riduzione del rischio sismico; - aspetti ambientali dell’approvvigionamento energetico; - pianificazione per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti; - risorse idriche e tutela delle acque; - mobilità, vie di comunicazione, trasporti e navigazione; - porti e aeroporti civili; - lavori pubblici, osservatorio sugli appalti; - protezione civile.
Sono certamente temi cruciali per il futuro dell’Emilia-Romagna: a partire dalla centralità della questione ambientale dobbiamo infatti lavorare per una nuova fase di crescita della nostra Regione. La messa in sicurezza, la manutenzione e la gestione del territorio sono obiettivi prioritari su cui lanciare progetti finalizzati a creare nuove opportunità occupazionali per i giovani.
Questa IX Legislatura dovrà produrre un Codice unico delle leggi urbanistiche ed edilizie con lo scopo di semplificare le norme, eliminare le ripetizioni, razionalizzare le fasi dei procedimenti, accrescere la trasparenza e l’efficienza del sistema di pianificazione territoriale.
Servono meno regole, ma più chiare, semplici, forti e condivise.
La sburocratizzazione, dunque, sarà una delle chiavi di volta di questa nuova legislatura assieme all’attenzione per l’ambiente, motore della cosiddetta green economy.
Seguendo il programma del Presidente Errani dovremo rispondere alla fame di alloggi, realizzando interventi di edilizia sociale pubblica e privata, anche utilizzando il demanio delle aree pubbliche e impegnandoci per non lasciare sfitto nessun alloggio pubblico. L’attenzione sulle politiche abitative ci darà poimodo di ripensare anche le nostre città.
A breve ci occuperemo del nuovo Piano decennale dei trasporti: anche su questi temi sarà il principio del rispetto dell’ambiente a guidare le nostre scelte, per questo dovremo, prima di tutto, dare inizio e completare le opere già programmate e poi sviluppare una mobilità eco-compatibile in grado di governare la domanda dei cittadini.
Sono, come sempre, a vostra disposizione per un confronto costruttivo e in ascolto dei vostri suggerimenti.